domenica 1 gennaio 2017

Ah, il gioco, questo oppio dei popoli


Tempo fa, verso le nove del mattino sono entrato in un bar per concedermi un corroborante cappuccino e una buona brioche. 

Il bar era molto carino e gestito da due giovani fidanzati. Al banco c'ero solo io e nel locale c'erano un'anziana signora con un bimbo che avrà avuto una decina d'anni. Presumibilmente nonna e nipote. 

Erano piuttosto in disparte quindi non vedevo cosa stessero facendo, ma l'ho poi capito quando ho sentito il tipico ticchettio delle monete che scendono nella gettoniera di una slot-machine, seguito da un sommesso imprecare della nonnetta.  

Nell'arco di tempo necessario per consumare cappuccio e brioche la nonnetta ha vaporizzato una cinquantina di gettoni, o monete, e ha concluso l'operazione dicendo che quella mattina era una mattinata no. 

Nel frattempo mi ero leggermente spostato, per poter meglio vedere lei e il nipote e riprendermi dallo stupore del sorprenderli lì.  

Il bimbo, che a quell'ora avrebbe dovuto presumibilmente essere a scuola, guardava incantato la mano destra della nonna muoversi velocemente tra il palmo della mano sinistra e la gettoniera.

Ai miei tempi, quando a quell'età non si andava a scuola, il che accadeva raramente, era l'occasione per stare rigorosamente nel letto e si guardava affascinati l'unico canale attivo della televisione, dal quale alle 10 del mattino veniva puntualmente trasmesso un film. Tra l'altro, si trattava quasi sempre di films educativi.

Mi è davvero dispiaciuto vedere invece il bimbo assistere a quello spettacolo che di educativo aveva ben poco.
Terminate le monete, nonna e bimbo sono usciti dal locale per mano, e se ne sono andati. Credo che non sia il massimo dell'aspirazione di un bimbo vedere la propria nonna giocare all slot-machine, ma non è questo il punto.

Il brutto, doveva ancora arrivare.

Mentre pago la colazione vedo che una delle mensole sulle quali vengono lasciati i volantini pubblicitari è piena di depliants e il mio occhio cade su un depliant della Lottomatica dove c'è scritto "dicci con quale frequenza e con quale accanimento giochi e ti diciamo se hai la malattia del gioco". Infine, dopo una serie di domande termina affermando "se risulti avere la malattia del gioco devi farti curare". 

A questo punto sono sconcertato, ma poi ci ha messo lo zampino anche il caso.

Nella tv appesa a una parete iniziano a trasmettere l'intervista fatta all'amministratore delegato di Lottomatica. Questi veniva accusato di aver prodotto una pubblicità televisiva che dice così:  "innamorati del gioco solo se sei maggiorenne". Inoltre, il giornalista raccontava di come questo tipo di gioco sia totalmente controllato dai politici, per quanto concerne le ormai migliaia di concessioni, e dalla malavita per quanto riguarda la distribuzione capillare. Probabilmente nessuno ci fa caso, ma sono diventati incredibilmente numerosi i locali pubblici adibiti a sala gioco, e non parlo delle sale giochi dove andavamo a giocare a ping pong.

Ho iniziato a ragionare.

Le persone che ci governano aprono sale gioco a più non posso, sapendo che in queste darò inizio alla mia rovina e a quella della mia famiglia nella speranza di racimolare qualche soldino in più. Aprono queste sale consapevoli delle mie debolezze e su queste, come se loro non potessero fare nulla per evitare la mia decisione di rovinarmi, vogliono lucrarci.

Poi, per confondermi ancora di più ma più che altro per crearsi una finta verginità, e quindi inattaccabilità, mi dicono che se ho preso la malattia del gioco mi devo far curare.

A parer loro mi posso appassionare al gioco, ma non me ne devo ammalare.

Mi è sembrato di tornare a trent'anni fa, quando fuori dalle scuole gli spacciatori  regalavano l'eroina per indurti l'assuefazione e farti diventare un eterno cliente.

E' come se mi dicessero "adesso ti regalo dell'eroina. Se sei maggiorenne la puoi usare, ma non devi diventare tossicodipendente" facendo finta di non sapere che l'eroina benchè usata poche volte genera dipendenza anche se sei un santo. 

Povera Italia. Poveri italiani.






1 commento:

  1. Scommetto mille lire che la maggior parte dei commenti ti daranno ragione.

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