Svolgo un lavoro che mi vede passare molte ore in
automobile, per percorrere in lungo e in largo le strade di tutta la provincia.
Passo più tempo sulla mia quattroruote che in casa, o con
gli amici, il che mi ha permesso di accumulare una notevole esperienza e
sensibilità nei confronti della fauna motorizzata, al punto da riuscire a riconoscere
le varie tipologie di automobilisti e in linea di massima predire il loro
comportamento, e quindi l'immediato futuro, da come questi conducono la loro auto.
I conduttori che mi hanno sempre sorpreso, e riescono a farlo
tutt’ora, sono le donne, in special modo quelle che usano l'auto nella
fascia oraria che va dalle 7.30 alle 9.00.
Capita spesso che queste signore di tutte le età, a causa del marito, dei figli, delle
chiavi che si sono misteriosamente perse nelle borsette così tanto piccole ma con dentro talmente
tanti oggetti da far morire d’invidia Eta Beta, o del motore che a causa del
freddo non voleva partire, siano costrette a
terminare la propria toeletta, o il trucco, quando sono ferme ai semafori.
Quando anch'io arrivo al semaforo, mi fermo, e tranquillamente
volto il capo a sinistra o a destra sicuro di trovare qualche scenetta simile,
il ché capita puntualmente.
Le vedo trafelate e tutte indaffarate. Alcune hanno il cerchietto in
testa per tenere i capelli lontano dagli occhi e dal rimmel-calamitapercapelli.
Altre le vedo spalmarsi il fard con il batuffolo di cotone,
guardandosi nello specchio retrovisore e assumendo una smorfia alla “urlo di
Munch” per poter meglio tendere la pelle del viso.
Vedo altre ancora usare il fazzolettino di carta come correttore
del trucco, le vedo bagnarlo di saliva con la lingua per poi passarselo nei
punti in cui il trucco è stato un po’ abbondante.
Quando si accorgono che qualcuno le guarda fanno un tenero sorriso di giustificazione, quasi come se volessero
essere comprese e virtualmente coccolate.
Le vedo belle, tutte, e tenere, con il loro affanno nel
prepararsi al meglio per una splendida giornata, che soprattutto per le giovani
potrebbe essere una giornata speciale, una qualsiasi giornata speciale e indimenticabile per
il loro futuro.
Già, il futuro. In quel momento avverto che il mondo procede,
e sono contento. E’ un bel ritratto. In quei momenti riesco anche a consolarmi
con il fatto che tutti si pensa al futuro e si è laboriosi.
Scatta il semaforo e viene il verde. Le fanciulle smettono
di pensare al belletto e in una micro frazione di secondo si trasformano in pilotesse imprimendo sull’acceleratore
una forza equivalente ad una tonnellata. Scattano fulminee alla massima velocità di cui è capace l'auto, e le vedo sfrecciar via.
Non sono solamente
tenere, sono anche grintose e veloci.
Ad un certo punto, però, succede quello che spero non
avvenga mai e che poi invece accade spessissimo.
Intravedo che il loro finestrino si abbassa leggermente,
nonostante a volte il freddo intenso, e da quell’apertura esce la loro bella mano candida, incremata
e profumata, che con un gesto delicato si apre e lascia volar via una farfalla
bianca, di cotone, che svolazzando per qualche metro va poi a posarsi sul grigio
asfalto.
Il bel ritratto, a quel punto, svanisce, e lascia il posto all'amarezza. Fanciulle e donne tanto belle e garbate per uno scopo, non per indole, che non possono fare a meno di creare le bianche farfalle del mattino.
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