I miei amici sono sempre con me.
Non ne ho tantissimi, forse nemmeno
tanti, ma sono sicuramente veri.
Nel mio immaginario, nella mia
concezione dell’amicizia, un amico è una persona con la quale hai un feeling che
non è necessario dichiarare,
è una persona che ti proteggerebbe e ti difenderebbe, per la quale tu faresti lo stesso,
è una persona che ti affiderebbe la custodia
della persona che ama e alla quale tu affideresti
la custodia della tua amata senza temere il tradimento,
è una persona le cui idee hanno sempre
qualcosa di nuovo da darti, alla quale le tue idee portano nuove
direzioni di ragionamento,
è una persona che ti ha insegnato
qualcosa di apparentemente banale ma che in futuro si rivelerà per te importante. Mentre
te la insegnava era consapevole di questo valore e ha accettato di sopportare
le tue resistenze, perché tu faresti lo stesso per lei.
Ora descriverò alcuni di questi miei
amici, citandoli in ordine casuale, ciascuno dei quali ha contribuito
a costruire un pezzetto di me, ognuno ha apportato uno specifico insegnamento.
Maurizio, ad esempio, che per noi vecchi
amici è Poldo, mi ha insegnato che nell’amicizia si può non desiderare la bella
compagna del tuo miglior amico, in onore dell’amicizia stessa. Mi ha insegnato che si
può affrontare qualsiasi situazione, anche la più grave ed estrema, senza
perdere la propria dignità e senza crogiolarsi nel proprio dolore. Guardando lui e la sua compagna, poi divenuta per qualche giorno moglie, ho toccato con mano il sentimento della carità e della pietà nel loro significato più profondo.
Giuseppe, invece, che in modo affettuoso
chiamiamo Beppe, ma ancor più spesso Beppone, mi ha voluto insegnare a
rispettare il denaro, a gestirlo con parsimonia senza sperperarlo. Ci siamo insegnati
che può esistere una grande e rispettosa amicizia anche quando c’è una
notevole differenza di età.
Poi c’è Antonio, che sono andato a trovare recentemente e, come accade ormai da tempo, senza però poterlo incontrare di persona. Con lui siamo stati compagni
d’armi. Mi ha voluto insegnare ad amare la montagna e le lunghe camminate in alta quota, i grandi spazi aperti, la voglia di studiare e il fatto
che provenire da famiglie povere non deve essere un peso dietro al quale
nascondersi per giustificare i propri insuccessi.
Devo anche citare la dottoressa Ronco,
che per vari motivi non ho mai chiamato diversamente. La dottoressa Ronco mi ha
voluto insegnare a non perdere di vista il lato umano in ambito lavorativo, mi
ha insegnato a rispettare il prossimo anche se differente da noi. Non so
esattamente cosa io abbia potuto dare a lei, ma di sicuro le ho tanto parlato
delle vicissitudini di chi mi stava accanto in passato, e che poi, per ironia
della sorte, quelle stesse vicissitudini le ha vissute anche lei stessa. Forse, ma più che altro spero, le ho dato modo
di elaborare ciò che avrebbe subìto nel proprio futuro.
In ultimo, ma non ultimo per importanza,
citerei Sergio.
Forse l’insegnamento più importante di
tutti me lo diede proprio lui seppur avendo passato pochissimo tempo insieme, per
non dire infinitesimamente poco.
Sergio un giorno mi disse una frase, una
sola singola frase, che però mise in me delle radici profondissime che hanno
avuto la forza di reggermi nei momenti più difficili.
Mi disse “adesso ti dico una cosa che ti
aiuterà molto, nella vita. Ricordati, che dalla morte di una persona cara noi
possiamo trarre una felicità infinita, perché da quel momento, quella persona,
sarà eternamente dentro di noi, accanto a noi e intorno a noi, e non ci
abbandonerà più, .... e non saremo mai più soli”. Sergio aveva ragione e glie ne sarò sempre, infinitamente,
grato.
I miei amici, questi, miei amici, confermano ciò che Sergio mi rivelò quel giorno. Sono tutti sempre con me, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo io sia.
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