domenica 1 gennaio 2017

Noi uomini, siamo tutti giardinieri


Questa mattina, mentre in auto percorrevo una strada statale di provincia, ho visto un furgoncino in sosta a lato della carreggiata.

Aveva il motore acceso, il suo guidatore era sceso ed era in piedi, posizionato tra il furgone e il ciglio della strada. 

Era evidente che costui stesse compiendo il dovere quotidiano di annaffiare piante e erbacce spontanee del campo adiacente. La società in cui viviamo ha da tempo immemore demandato a noi maschietti questo compito, essendo le donne sprovviste della protuberanza tanto preziosa dal punto di vista idrico. 

Di fatto stava urinando, ed ero convinto che nel vederlo mi sarei arrabbiato, come di solito mi capita, e invece con mio grande stupore mi sono sorpreso a provare comprensione e compassione. 

Che io sia diventato saggio?

Ho provato comprensione e mi sono sentito fortunato per non avere quel suo stesso problema, quel problema tremendo che evidentemente gli ha impedito di raggiungere uno dei tre bar poco distanti dal furgone.

Mi sono domandato quale potesse essere quel problema così grave da indurlo a scendere per strada, estrarre il suo pistolino e irrigare il campo evitando la tazza del bar poco più avanti.

Era incontinenza? Era davvero un irrigatore? Aveva forse una miopia così elevata da non fargli intravvedere la salvezza nella scritta “bar”? Era forse di una povertà tanto estrema da non avere un centesimo di Euro per poter ordinare un bicchiere d’acqua al bar e poter così usare la toilette? 

Quale fosse il problema non mi è dato di saperlo, ma credo ne sia colpita una gran parte della rappresentanza maschile italiana.

Siccome quando mi capita di andare all’estero riscontro che l’irrigazione dei campi e il lavaggio dei marciapiedi avvengono esclusivamente tramite macchinari, e mai attraverso la protuberanza maschile, mi viene da pensare che questo problema è una delle innumerevoli sindromi di cui è colpita la nostra Italia.






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